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Aminoacidi essenziali a integrazione delle cure oncologiche



Prof. F.S. Dioguardi

Gastroenterologo, Professore Associato in Medicina Interna, Dipartimento di Scienze Cliniche e Salute di Comunità, Università degli Studi di Milano.

Agli albori della chemioterapia, nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, fu evidente come la nutrizione avesse un ruolo sia nel rallentare lo sviluppo del tumore sia nel far sopravvivere gli animali ai tentativi di chemioterapia. La maggior parte di chi si occupa di metabolismo della cellula neoplastica ritiene centrale il ruolo della glicolisi anaerobica nella produzione di energia del tumore, il cosiddetto effetto Warburg, tuttavia moltissimo si ignora sui meccanismi che regolano le sintesi proteiche e lipidiche necessarie alla cellula tumorale per duplicarsi.

L'aumento della conoscenza delle basi biologiche e molecolari del funzionamento della cellula tumorale ha portato a terapie molto efficienti se viene raggiunta la dose farmacologicamente attiva, ma questa è spesso assai tossica per organi e tessuti ad elevata attività metabolica, quindi simile a quella del tumore, come ad esempio il cuore. Si stima che il 60% dei pazienti non riceva una dose utile a ottimizzare l’efficienza della chemioterapia per ottenere il risultato sperato.

In questi pazienti, inoltre, si è osservato che la tossicità della chemioterapia è proporzionale all’integrità della massa muscolare, e che la carenza di muscolo periferico, la sarcopenia, aumenta le probabilità di non raggiungere dosi adeguate di terapia. Dati epidemiologici, inoltre, riportano che l’attività fisica abituale non solo riduce il rischio di comparsa di neoplasia e promuove la longevità, ma nei pazienti neoplastici è associata a migliore tolleranza dei chemioterapici e a minor numero di recidive. L’attività fisica è il primo promotore dell’integrità delle masse muscolari, ma un’alimentazione adeguata è indispensabile compendio al mantenimento o alla promozione delle strutture muscolari. E, a tutti gli effetti, il cuore è un muscolo, pur con sue caratteristiche specifiche. La sintesi delle proteine muscolari è altamente regolata dall’introduzione di aminoacidi, e gli EAA, in particolare alcuni di essi, hanno un ruolo primario nel generare la spinta alla sintesi e devono essere presenti nelle quantità adeguate a completare la sintesi.

Io ho ipotizzato che la cellula neoplastica abbia una particolare efficienza e quindi un vantaggio rispetto alle cellule normali, che è eredità e condizionamento dell’ambiente nel quale il tumore si sviluppa. Poiché il tumore tende a ridurre la produzione di energia nel mitocondrio, foriera di sostanze ossidanti, e infatti privilegia la glicolisi citoplasmatica, così facendo, però, riduce molto la disponibilità di intermedi del ciclo di Krebs da utilizzare per fare NEAA. Quindi dipende e consuma i NEAA presenti nell’ambiente in cui si sviluppa, e che sono sempre in larga prevalenza sugli EAA indispensabili per attivare le sintesi. Il vantaggio di usare i NEAA presenti nel corpo, quindi parassitando il corpo, lo rende però anche fragile e adatto a quel particolare ambiente in cui i NEAA siano sempre e comunque sovrabbondanti rispetto agli EAA che servono a dargli il ritmo di crescita. Cosa succede se si inverte il rapporto fra EAA e NEAA nell’ambiente che circonda il cancro?

La nostra ricerca ha portato a scoprire che in un ambiente diverso, in cui le cellule normali hanno massima adattabilità ed efficienza, le cellule tumorali, specie quelle ad alta velocità di duplicazione, la presenza di EAA in eccesso rispetto ai NEAA, inibisce la proteolisi, ma attiva l’autofagia perché la sintesi delle proteine del cancro si scontra con l’improvvisa carenza di NEAA, carenza relativa a fronte dell’abbondanza di EAA. Questo mutamento ambientale, che, lo ripetiamo, è estremamente vantaggioso per la cellula normale, mette in luce una debolezza selettiva della cellula tumorale: l’incapacità del tumore ad adattarsi a mutamenti ambientali, cosicché l’autofagia, per mantenere approvvigionamento di NEAA adeguata a duplicare tutte le proteine e sostenuta dagli EAA in abbondanza, finisce per scatenare un meccanismo distruttivo obbligato per la cellula, proprio mentre è in piena duplicazione, attivando un metodo di suicidio cellulare, l’apoptosi, che abbiamo descritto nell’articolazione dei particolari meccanismi in un recente lavoro.

In passato, avevamo già dimostrato che la supplementazione con EAA è protettiva nei confronti del danno da chemioterapici sia sul cuore sia sui reni, poiché la supplementazione magnificava gli effetti della chemioterapia, e non ne era antagonista sulla cellula tumorale. Ora abbiamo la prova, in vitro e in un ambiente predeterminato dall’osservatore, dell’effetto letale del cambiamento del rapporto EAA/NEAA sulla cellula neoplastica, un cambiamento che è invece benefico per la cellula normale.

L’uso di modificazioni importanti della qualità dell’alimentazione ha un futuro clinico? Potenzialmente sì, ma è difficile adesso prevedere quanto lontano possa portare l’aver scoperto una debolezza metabolica così specifica della cellula neoplastica, una chiave di interpretazione del metabolismo del cancro che è passibile di sviluppi straordinari, una strada completamente nuova di approccio alla terapia e alla battaglia contro il tumore. Ma il nostro studio sottolinea anche quanto sia sbagliato aver reso sempre più difficile, lento e costoso lo studio in questo nostro Paese delle acquisizioni della scienza in modello animale, obbligando gli sviluppi sostanziali ad essere trasferiti all’estero.

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